Quelle mani sporche di ieri e la paura di sporcarci di oggi
Ricordo bene le partite di calcio “per strada” con gli amici, quelle giocate sotto casa, tra un palazzo e l’altro (“ci vediamo dalle due discese”, questa è per pochi davvero). Finivo spesso a terra con il ginocchio sbucciato (era la regola), mi arrampicavo dall’altra parte di una rete per recuperare il pallone finito in una proprietà privata e più di una volta sono dovuto scappare, rincorso dal proprietario che mi inseguiva minaccioso al grido di “e mo’ ve lo buco”. Non di ra do volavano anche delle bestemmie. E le mani sporche ? Mi sembra di rivederle ora davanti a me. Soprattutto quando mi buttavo a terra per recuperare la palla finita sotto ad una macchina. Non dovevo neanche stare attento a non rompere il telefonino nelle tasche, anche perché non c’era. Non c’erano nemmeno le chiavi di casa, in tasca. Gli appuntamenti con gli amici si fissavano a voce il giorno prima. Poi chi c’era c’era. Sudato, sporco e felice tornavo a casa. Questa mattina poi, parlando con una dotto...