Quelle mani sporche di ieri e la paura di sporcarci di oggi

Ricordo bene le partite di calcio “per strada” con gli amici, quelle giocate sotto casa, tra un palazzo e l’altro (“ci vediamo dalle due discese”, questa è per pochi davvero). Finivo spesso a terra con il ginocchio sbucciato (era la regola), mi arrampicavo dall’altra parte di una rete per recuperare il pallone finito in una proprietà privata e più di una volta sono dovuto scappare, rincorso dal proprietario che mi inseguiva minaccioso al grido di “e mo’ ve lo buco”. Non di rado volavano anche delle bestemmie. 

E le mani sporche? Mi sembra di rivederle ora davanti a me. Soprattutto quando mi buttavo a terra per recuperare la palla finita sotto ad una macchina. Non dovevo neanche stare attento a non rompere il telefonino nelle tasche, anche perché non c’era. Non c’erano nemmeno le chiavi di casa, in tasca. Gli appuntamenti con gli amici si fissavano a voce il giorno prima. Poi chi c’era c’era. Sudato, sporco e felice tornavo a casa. 

Questa mattina poi, parlando con una dottoressa, il flashback: “A furia di igienizzarci in continuazione resteremo senza difese immunitarie”, mi ha detto. Di colpo mi sono venute in mente quelle immagini: quelle mani sporche, quel ginocchio sbucciato. Il mio entrare in contatto quotidianamente con batteri e microorganismi, che oggi sarebbe catalogato come pura follia. Perché, di fatto, abbiamo paura di sporcarci

Oggi, con il Coronavirus, è cambiato tutto. Forse per certi aspetti siamo quasi passati da un opposto all’altro. Tutti stiamo più attenti a tutto. Il gel igienizzante è diventato come il mazzo di chiavi di casa. Eppure non vi nascondo che a me quelle mani sporche e quel ginocchio sbucciato un po’ mancano. 

Sarà che ci sono cresciuto. Sarà che, anche sporcandoci un po’, tutto sommato ce la siamo cavata sino ad oggi.


Nicola Seppone



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