Spiagge e concessioni in provincia di Savona: la narrazione sbagliata tra rabbia e confusione

Sul tema spiagge c’è tanta ignoranza (in parte pure comprensibile) ma anche parecchia cattiveria e frustrazione scaricata sui social, e questo è davvero imbarazzante.

I concessionari, fino ad oggi, hanno fatto esattamente ciò che la legge permetteva. Chiunque, al loro posto, avrebbe sfruttato l’occasione di gestire un bene pubblico - a fronte di canoni irrisori - vita natural durante. Buttare TUTTI nello stesso calderone e dipingerli come “i cattivoni” magari porta qualche like, ma non è onesto.

Perché c’è chi ha incassato senza offrire nulla alla collettività, e chi invece ha fatto impresa — quindi sì, ha guadagnato — ma restituendo servizi di qualità, creando valore
per la propria attività e per il territorio (spesso piccole comunità locali). Senza dimenticare il lavoro generato e servizi che spesso i Comuni non riescono a garantire: pensate ai bagnini delle spiagge in concessione, pagati dai privati ma impiegati - di fatto - anche a sorvegliare chi frequenta le spiagge libere comunali.

Andiamo avanti. Responsabilità di questa situazione? Politiche. Trasversali. A tutti i livelli. Soprattutto dei governi, e di tutti i colori che vi vengono in mente, non se ne salva uno. Invece di affrontare il problema quando ancora c’era margine di manovra, si è scelto di rimandare per anni, tra proroghe infinite e “ci stiamo lavorando”. Ma dove? Ma quando? La situazione attuale è figlia di questo fallimento. Un fallimento del sistema Italia in un settore strategico, peraltro.

Non so se ogni tanto vi soffermate un attimo a leggere i commenti sotto agli articoli che parlano di spiagge e concessioni. Ancora oggi ci sono persone convinte che dopo le gare “ci saranno più spiagge libere”, oppure che “finalmente ci libereremo dei vecchi concessionari”. Il paradosso è che alla fine di questa storia non solo la maggior parte dei concessionari — molto probabilmente — non si muoverà di un cm, ma le spiagge libere resteranno bene o male quelle. Toh, magari questa volta con più servizi grazie a questo scossone.

Perché se si mettono da parte gli atteggiamenti più estremi, ci si rende conto che le spiagge della nostra riviera possono funzionare benissimo quando pubblico e privato convivono insieme. Servizi privati di qualità affiancati a servizi pubblici — magari in sinergia — sono la chiave per attrarre turismo. E no, l’idea dell’autogestione totale delle spiagge libere, ispirata a modelli esteri, non sta in piedi da noi. Chi sogna un litorale tutto libero da sdraio, ombrelloni e lettini, non fa i conti con le casse dei Comuni, che non si possono in alcun modo permettere di gestire situazioni “total free”. Guardate cosa succede in alcune libere quando il turismo più “disinvolto” si affaccia da noi. E chi vi parla è cresciuto frequentando le spiagge libere.

La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. È giusto fissare scadenze precise alle concessioni e aprire davvero il mercato, dando a chiunque — potenzialmente — la possibilità di gestire e investire. Ed è altrettanto corretto e imprescindibile un servizio di spiaggia libera/libera attrezzata. Ma avrebbe senso anche abbassare i toni e portare un po’ più di rispetto nel dibattito.

Nicola Seppone


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