Gli astenuti si fanno sentire con il silenzio

Tralasciando per un attimo qualsiasi ideologia politica, sia essa di destra piuttosto che di sinistra, rimane un dato: cambiare può avere un immediato risvolto positivo. Ciò a prescindere da tutto. Quindi ancora prima che venga emanato un singolo atto da parte del nuovo inquilino. Non è soltanto per via di una logica di alternanza democratica ma soprattutto per evitare quella pericolosa fase di avvicinamento al concetto di "proprietà" delle istituzioni da parte di un gruppo di persone. Di una casta.

E allora va bene così. E anche i nostalgici di quel "Genova medaglia d'oro della resistenza" dovranno farsene una ragione. I valori sono importanti ed è compito di una classe politica tramandarli alle generazioni future. Ma se si è troppo occupati a mantenere il potere si rischia di perdere di vista lo scopo principale: il bene della comunità.

Le risposte del passato non sono più in grado di far fronte alle domande del presente. Il mondo cambia rapidamente e la vecchia sinistra italiana ha rinunciato ad evolversi soccombendo invece ad una finta manifestazione della sua parte migliore. Il prezzo da pagare è carissimo. E non solo per quella parte politica, come sembrerebbe. 

Una sinistra pallida, piena di rughe e schiacciata dal peso delle sue stesse contraddizioni: e questo lo paghiamo tutti con i dati sull'astensione. Pazzeschi. A dir poco preoccupanti. Ci sono persone che non si sentono rappresentate DA NESSUNO. In questa tornata molti diranno: "Quello non è il mio sindaco e quello non è neppure il consigliere che mi rappresenta". A Trapani non è stato raggiunto nemmeno il quorum e la città verrà commissariata! 

Il partito degli astenuti non accenna ad arrestare la sua crescita. 
Le immagini di festa che vediamo in tv e sui giornali contrastano terribilmente con lo spettro della sfiducia che aleggia sul nostro paese. 

Vox populi vox Dei. 
Anche se oggi quella voce sembra più un sussurro che un grido di democrazia.

Nicola Seppone

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