PESCATORI & BAGNANTI, PERICOLI COSTANTI

Il problema della pesca durante la stagione balneare effettuata dagli scogli ( o moletti artificiali ) presenti lungo le nostre spiagge, è una costante che ormai si ripete da anni più o meno con le stesse identiche modalità.

Esiste infatti una sorta di DIVIETO di pesca in determinati orari e attraverso determinate modalità come potete vedere in questo screenshot preso da una ordinanza sulla sicurezza balneare della Capitaneria di Porto di Savona.




Ma l'ordinanza dice qualcosa di più e prende in considerazione il problema affrontato più direttamente:



Questa è la bellissima teoria. Ma cosa accade nella pratica?


Nella pratica i pescatori restano dal mattino alla sera sui moletti ( o scogli ) e pescano tranquillamente con le loro canne. Ora, nulla quaestio se i c.d. moletti fossero ad una distanza di sicurezza dagli specchi d'acqua dove solitamente fanno il bagno le persone. Il problema è che spesso e volentieri questi scogli si trovano in una posizione praticamente adiacente agli specchi d'acqua più frequentati e dove quindi fanno il bagno donne, uomini e bambini!


Ed ecco il classico problema: sono le 4 di pomeriggio ed io, ragazzino in vacanza, ho visto una bella figa vicino agli scogli e voglio passarle davanti per farmi notare; un pescatore negligente getta l'amo in acqua. Il ragazzino nuotando non si accorge del filo della canna da pesca e sott'acqua viene arpionato dal piccolo amo che gli si conficca nella pelle ( facciamo PELLE che è meglio, ma può capitare anche lì dove avete pensato eh); il pescatore ovviamente non si accorge di nulla perché si sta fumando una sigaretta e nel mentre anche lui sta guardando qualche bella cinquantenne impegnata a spalmarsi la crema a pochi passi da lui. Ora il ragazzino grida AHI CAZZO CHE MALE ( purtroppo potrebbe scappare anche una bestemmia inaudita a seconda del soggetto ), il pescatore si volta, capisce la situazione e soccorre il ragazzino. Nel frattempo il padre del ragazzino, impegnato a compilare la settimana enigmistica, sente l'urlo del figlio. Butta il giornale e la matita a terra e si catapulta in acqua per soccorre il figlio. Il bagnino della spiaggia privata adiacente al moletto lo segue. Ora arriva il bello.
Il pescatore ( preso dai sensi di colpa ) si accerta che il ragazzino non abbia ferite gravi; a quel punto, constatata la lieta notizia della non gravità del fatto, afferra dalla tasca il manuale delle scuse più convincenti. Il padre, medicando il figlio con il supporto del bagnino che ha gentilmente offerto un po' di acqua ossigenata, insulta il pescatore minacciando di chiamare i vigili. Il bagnino ricorda al pescatore che non avrebbe potuto pescare in quel momento. Il pescatore, sempre più assediato, cerca di scusarsi. Nel mentre, una carovana di persone circonda incuriosita il ragazzino, il pescatore, il bagnino e il padre incazzato. Ora il padre prende il cellulare e si fa dare il numero dei vigili dal bagnino. Il bagnino esegue e provvede anche a chiamare la Capitaneria di Porto. Nel frattempo il moletto, prima affollato di pescatori, è totalmente vuoto tranne una ragazzina con le spalle al sole e le cuffie dell'iPod a palla. Il pescatore viene aggredito verbalmente dal padre. Il ragazzino piange perché tutto quel trambusto lo ha ferito più dell'amo nella pelle. Nel frattempo, la sagoma della madre del ragazzino, spunta dalla passerella della spiaggia privata. Il marito non è più al suo posto. Molla le granite appena comprate e si precipita verso la folla. Si fa largo con la forza. Vede il figlio disteso a terra coperto dalla schiena del marito. Oddio è morto. No, è vivo. Il marito spiega brevemente alla moglie l'accaduto mentre il pescatore continua a scusarsi. Ora anche la moglie inizia a insultare il pescatore che nel frattempo ha preso armi e bagagli e si sta allontanando dalla spiaggia approfittando dell'attenzione dei genitori sul ragazzino. Un'ora dopo arrivano sul posto i Vigili e la Capitaneria di Porto. Dei pescatori, nell'arco di 1 km, sui moli, nemmeno l'ombra. Tutto tace. Tutto è tornato alla normalità. Le autorità provvedono comunque ad un giro di perlustrazione lungo tutto il litorale del paesino. Sono le 18 e la spiaggia è ancora affollata. Lentamente, ma organizzati come formiche, i pescatori tornano con la loro inseparabile "cassetta degli attrezzi" sui moletti e sugli scogli artificiali. Come se niente fosse, riprendono a pescare. Il bagnino guarda i pescatori tornare al loro posto e con un gesto di stizza vorrebbe riprendere il cellulare in mano per chiamare la Capitaneria. Tutto inutile, pensa. Il giorno dopo sul moletto ci saranno altri pescatori. I genitori del ragazzino non ritroveranno più il solito pescatore che ha involontariamente ferito il figlio. Ora ci sono facce nuove sugli scogli. E la giornata ricomincia.



Questa storia, che ho cercato di raccontare rendendola un po' più simpatica della realtà, è frutto di un fatto realmente accaduto qualche anno fa in una spiaggia dove lavoravo come bagnino. Queste vicende sono all'ordine del giorno nelle spiagge liguri, e purtroppo sono il risultato di una inefficace opera di controllo del rispetto delle regole. Infatti, la regola esiste ed è nero su bianco. I pescatori possono si pescare a determinate condizioni ma se queste condizioni non vengono rispettate può accadere un fatto grave: pensate se l'amo al posto della gamba o del braccio, prendeva l'occhio del ragazzino. Ci sono molti pescatori che usano il buon senso e magari non rispettando la regola evitano però di gettare l'amo quando si è presenza di bagnanti nei pressi dello specchio d'acqua dove si vuole pescare. Altri invece, a volte anche sfacciati, non curanti del pericolo, gettano l'amo in acqua con persone che stanno facendo il bagno proprio davanti a loro. E allora un controllo più costante accompagnato ( in caso di infrazione ) da qualche verbale, potrebbe probabilmente risolvere ( o attenuare ) il costante problema che si presenta ogni anno fra pescatori e bagnanti!

Nicola Seppone

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