Dal "Savonesi, vi eliminerei dalla cartina geografica e non solo" alla giostra di Pietra Ligure: quando il modo di porsi fa la differenza

In queste ultime settimane i social, tanto per cambiare, sono protagonisti di accesi battibecchi tra liguri e turisti. Solo qualche giorno fa, proprio qui sul mio blog ho parlato dell'argomento (articolo pubblicato anche sulla celebre pagina il Mugugno Genovese, clicca QUI per leggerlo).

Ma rieccoci a parlarne. E perché mai? Vediamolo brevemente.

Innanzitutto parliamo di due storie apparentemente diverse ma che in realtà nascondono un comune denominatore. 

1) PRIMA STORIA: è quella che viene ben raccontata su IVG.IT (clicca QUI per leggere il pezzo). Una signora, su Facebook, posta un pensiero piuttosto colorito: " “A Savona sulle spiagge è vietato fumare, è vietato giocare, è vietato stare in riva al mare, è vietato portare i cani, è vietato prendere il sole, è vietato fare il bagno… Io vi eliminerei dalla cartina geografica!!! E non solo…". 

Mio padre, in dialetto ligure, direbbe: "Belin, figgia, ti vè a sercà u ma cumme i meghi!" (tradotto per gli amici foresti, "Belin ragazza, ti vai a cercare il male - i guai in questo caso - come i dottori!). Perdonatemi gli eventuali errori, il ligure scritto non è il mio forte. Inutile raccontarvi la bagarre che si è creata sotto il post: decine e decine di commenti che contenevano insulti, anche piuttosto pesanti, rivolti alla signora, originaria di Napoli.



2) SECONDA STORIA: in questo caso non posso rimandarvi ad un articolo particolare. Ad ogni modo il caso è nato all'interno del gruppo Facebook  "PietrAttiva" a causa di un post (poi cancellato dallo stesso autore) che prendeva di mira la storica giostra situata sul lungomare pietrese. Anche in questo caso, a sbilanciarsi con un'opinione sui social, una signora che viene spesso in vacanza a Pietra Ligure. La critica poneva l'accento sulla posizione della giostra, vista come un ostacolo al fine di godersi la vista del mare, posto a pochi passi dalla struttura. I toni utilizzati nel post erano molto accesi, sono piuttosto sicuro di ricordare un aggettivo come "schifosa/o", riferito non ricordo bene a cosa. Ma c'era. Apriti cielo: nell'arco di pochi minuti il post conteneva decine e decine di commenti (alcuni, anche qui, pesanti) rivolti all'autrice del post. Parliamo di una giostra che ha visto crescere generazioni di pietresi (e turisti), una giostra simbolo della città in grado di generare un piacevole flusso di ricordi nella mente di molte persone. 

Due storie diverse quindi, ma profondamente simili: infatti ognuno è libero di esprimere un giudizio, anche fortemente critico nei confronti di qualcuno o qualcosa, ma l'importante è che lo faccia all'interno degli argini del buon senso, utilizzando parole pesate e non buttate lì senza pensare troppo. Il rischio, per gli autori di questi post, è doppio: da un lato si espongono ai prevedibili giudizi inferociti dei cittadini locali e dall'altro lato, magari non pensandoci bene, rischiano di dire delle vere e proprie castronerie.

Ma questo non è tutto. Personalmente non ho apprezzato, in entrambe le storie, i commenti di cattivo gusto in risposta ai due post. Una risposta maleducata è il modo migliore per commettere lo stesso errore che si intende criticare. Insomma, chi ha criticato (magari anche giustamente) uno dei due post, ma lo ha fatto in modo sgarbato, di certo non ha fatto una figura migliore di chi ha espresso un'opinione con scarsa eleganza.

Nicola Seppone

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