I gesti che rendono grande, oppure piccolo, un paese

Faceva parte della scorta di Paolo Borsellino. Una giovane ragazza di origini sarde di nome Emanuela Loi. Dopo l'attentato, alla famiglia furono spediti i pezzi restanti in una piccola bara grossa come una scatola delle scarpe. Lo Stato, poi, chiese ai famigliari della vittima il rimborso per le spese di "spedizione" in Sardegna. E pensare che lei, in via D'Amelio, manco avrebbe dovuto esserci.

Vi ho trascritto uno stralcio di questa storia che mi è rimasta impressa dopo averla ascoltata da Salvatore Borsellino, durante una serata al teatro di Pietra Ligure. Questo racconto stride terribilmente con la notizia di ieri: "Riina è malato e anziano, ha diritto a una morte dignitosa" si legge sui giornali.


L'essere garantisti, in questo caso, trova necessariamente un limite nella questione morale. In un ambiente come quello malavitoso (specie mafioso) l'uscita dal carcere di un boss così importante, anche se anziano, anche se malato, anche se alla fine della sua vita, resta comunque un fatto importante. Il messaggio che passa è tanto velato quanto pericoloso: il capo torna a casa.

In questi anni abbiamo visto di tutto: dal matrimonio del nipote del "boss" con l'elicottero finito sulle pagine dei giornali di tutto il mondo (in quell'occasione fu chiuso il centro storico della città per permettere l'atterraggio del velivolo!) per arrivare all'ultimo e più recente caso del baciamano (di fronte alle forze dell'ordine) ad un boss appena arrestato.

Per Emanuela e per tutte le altre vittime innocenti: NO. Questi sono messaggi che inquinano la speranza e spengono l'entusiasmo di chi ancora crede nella giustizia. Non calpestiamo l'ultimo briciolo di dignità che resta di questo paese che odiamo e amiamo in continuazione.

Nicola Seppone

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