Le parole di uno che ci mette il cuore

Mi hanno colpito (ma non stupito) le parole espresse oggi sui giornali dal dottor Marco Bertolotto, responsabile della terapia del dolore in ASL2. Non stiamo parlando di un politico che attacca un avversario, ma di un professionista stimato in tutta Italia (e in Europa) che va in pensione dopo aver dedicato parte della sua vita all’ospedale Santa Corona. 

“Questa è gente che non ci mette il cuore, e mentre noi che lavoriamo in ospedale ci mettiamo il cuore verso i pazienti e ciò che abbiamo costruito, questa è gente che passa di lì e non gliene frega niente”. Questo passaggio, estratto dal suo commento odierno, è fortemente significativo. A chi si riferisce il dottor Bertolotto? Non è un mistero. Il medico fa riferimento alla dirigenza Asl2, al dottor Prioli in particolare. E sicuramente non solo a lui. 


Quando una persona seria - e di certo non a caccia di “consensi” - come Bertolotto parla in questi termini, io, da cittadino prima ancora che da consigliere comunale, mi preoccupo. E mi preoccupo perché Bertolotto ci mette davanti ad uno scenario inquietante, soprattutto quando parla di un “ospedale morto, anche se la direzione dice che non vero, mentendo sapendo di mentire”. 


La maggior parte di noi in ospedale ci capita di passaggio per periodi più o meno brevi (nei casi più fortunati). Ma Bertolotto, così come tanti suoi colleghi, è uno di quelli che l’ospedale lo ha vissuto in prima persona. Da dentro. Ogni giorno. Come possiamo non fidarci delle parole di un medico che, liberandosi di un macigno gigantesco, lancia un allarme del genere?


Dall’altro lato, tuttavia, mi voglio mettere nei panni della dirigenza. Il momento è complicatissimo e i vertici devono far quadrare i conti con le risorse - umane ed economiche - a loro disposizione. Da Albenga passando per Pietra arrivando a Cairo e Savona, tutti (più o meno intensamente) sbattono i pugni sul tavolo per chiedere qualcosa. Tutti rivendicano l’importanza del loro presidio ospedaliero. Eppure la dirigenza è fatta di persone in carne ed ossa. Non stiamo parlando di robot. Stiamo parlando di padri, madri, donne, uomini. E nessuno, non riesco a dubitarne, vorrebbe una sanità locale al di sotto dell’esigenze dei cittadini. Perché un giorno in ospedale ci potrebbero finire anche loro o magari un loro caro.


E allora perché siamo arrivati a questi punti? Perché le pagine dei giornali in questi mesi si sono di nuovo tornate a riempire di polemiche sulla sanità locale? È tutta colpa di Toti? È anche colpa di Toti? 


Io non sono in grado di rispondere a questa domanda. Oggi il dottor Marco Bertolotto ha fatto parlare il cuore. Sono parole sincere, che non possono lasciarci indifferenti. Io non ci sono riuscito a rimanere indifferente. E dopo una giornata di lavoro trascorsa a raccontarvi le notizie del territorio, ho sentito il bisogno di fermarmi un attimo per mettere insieme questo pensiero. 


Nicola Seppone 




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