IL MIO 25 APRILE

Sono grato, infinitamente grato nei confronti di tutti quelli che hanno combattuto, sofferto e sono morti per la nostra libertà. La mia generazione non si è mai posta il problema di dover lottare per conquistare la libertà ma ciò non significa che non siamo in grado di batterci per i nostri ideali e, soprattutto in questo periodo di crisi politica, batterci per riconquistare il nostro futuro.

La parola "libertà" oggi ha assunto un significato ben diverso rispetto al passato. Quella del 25 aprile è una festa che dovrebbe unire e che invece troppo spesso separa una Nazione. Molti hanno quasi paura di dire la propria perché il 25 aprile è diventato una sorta di argomento che bisogna stare attenti a toccare perché secondo che cosa si dice, sono guai.

Ma perché devo aver paura di festeggiare una festa che parla di libertà?
Perché non posso essere felice di ricordare persone che comunque la si pensi, sono morte anche loro per la nostra libertà?

Questo è un periodo di forte crisi e sfiducia nei confronti delle istituzioni e della politica in generale ma questo non dev'essere un pretesto per dire che non siamo liberi, perché non è affatto vero!
Non è possibile confondere i piani perché la libertà negata durante la guerra non è minimamente paragonabile alla "libertà" che ci viene negata ora: e mi riferisco alla libertà di trovare un lavoro sicuramente, di costruirsi un futuro dignitoso. Tutte cose assolutamente importanti e fondamentali ma che non sono minimamente paragonabili alla negata possibilità di poterla pensare diversamente rispetto ad un altro per non rischiare di lasciarci la pelle ( tanto per dirne una ).

Certo, tutti sono liberi di non festeggiare ed è una scelta certamente rispettabile. Ma cari amici, quella che respiriamo ogni giorno uscendo di casa è il profumo della libertà che è stata conquistata anche dai nostri nonni.

Si può festeggiare il 25 aprile e si può, allo stesso tempo, essere incazzati con il sistema politico di oggi.

Nicola Seppone

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