Baristi multati: il buon senso dovrebbe guidare la bussola, ma gli insulti non servono

È una situazione di merda. Diciamocelo pure. Da una parte il governo che ordina, dall’altro gli agenti di polizia che devono far rispettare delle norme che spesso si spingono al limite delle restrizioni accettabili per i diritti costituzionali. In mezzo ci sono gli esercenti coinvolti - a vario titolo - nei nuovi Dpcm. 

“Bastardi” è uno dei primi commenti che si legge sotto ad un articolo uscito oggi riferito ad episodio avvenuto a Finale. Un bar si è beccato una multa da 280 euro per una tazzina sporca all’interno del locale e per un cliente sorpreso a bere un rosso all’esterno. Sono scattate anche 3 denunce e il “bastardi” che si legge in alcuni commenti è ovviamente riferito agli agenti della polizia municipale. 


Tutti gli episodi vanno sempre valutati singolarmente. In ogni caso va fatta una banale - ma non sempre scontata - suddivisione tra chi rispetta (con scazzo stellare) le regole imposte dalla LEGGE e chi invece tenta furbescamente (e solo in parte comprensibilmente) di aggirare i controlli. 


Sulla bilancia c’è da un lato un’emergenza sanitaria in corso, dall’altro un’attività (una famiglia, un’impresa) che deve andare avanti e sopravvivere. Per lo Stato, in questo caso, deve “soccombere” (si fa per dire) la seconda. Nel senso che quando c’è in gioco la salute pubblica tutto passa in secondo piano. Tutto può - e deve - essere limitato. 


Facile a dirsi (e a capirsi), difficile a farsi (e a tradursi in azioni concrete). Perché si chiede ai baristi di lavorare meno (o non lavorare in alcuni casi) e si chiede agli agenti di trasformarsi nei guardiani del Dpcm per tutelare la salute pubblica. Il risultato di questi provvedimento è una mina vagante dalle variabili in continua evoluzione.


Il risultato - spesso - è una serie di “bastardi” rivolti a uomini e donne in divisa che cercano di fare il loro lavoro. Un servizio delicato, quello degli agenti, oggi più che mai. Qualcuno di loro perderà la bussola del buon senso nel svolgere la propria mansione? È probabile. Ma quel qualcuno non rappresenta una categoria intera. Così come non rappresenta una categoria intera quel barista “furbetto” che vuole fottere la legge mettendo a repentaglio la salute degli altri. Poi c’è caso e caso, intendiamoci. Se, in zona arancione, faccio sedere al tavolo un signore da solo (rispettando tutte le disposizioni anti-Covid) di certo non sto facendo nulla di particolarmente grave. Ma sto violando la legge. E poi ci sono i miei colleghi (la maggioranza) che - con mille sacrifici e scazzi - rispettano le norme. 


Il buon senso dovrebbe guidare la bussola dei controlli, ma ogni tanto la bussola si sminchia e diventa un po’ come quella di Jack Sparrow. C’è da dire che quella bussola puntava nella direzione della cosa che il suo possessore desiderava di più al mondo.


E in questo momento noi cosa vogliamo di più al mondo? Tornare alla libertà che avevamo. Una libertà preziosa che abbiamo imparato ad apprezzare veramente solo oggi


Nicola Seppone




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