Quando Vasco cantava a Pietra (e Bonolis non c'era)

Correva l'anno 1983. Più precisamente nel mese di agosto. Non ero nemmeno nato e Vasco Rossi si esibiva in un concerto nell'ex campo di Pietra Ligure, a due passi da casa mia. Mi chiedono: "Ma come fai ad ascoltare/apprezzare Bruce e fare lo stesso con Vasco?".

La risposta è semplice. La musica trasmette emozioni, attraverso i suoni e attraverso le parole. Proprio quest'ultime, nei pezzi del Blasco, mi hanno sempre colpito. Nella loro semplicità sono sempre riuscite ad arrivare al punto. Mi hanno conquistato e, spesso,  rappresentato.

E guardate, ieri c'erano 220 mila persone al Modena Park, è vero. Numeri impressionanti per un solo artista di 65 ANNI. Ma non è questo il punto. Ieri sera quelle persone erano lì per vivere delle emozioni. E fare a gara a chi ce l'ha più lungo, in questo caso, è totalmente inutile: "Ahhhhh Liga ne ha fatti tantissimi da 150 mila e nessuno ne ha parlato!!!Gomblodddo!!!" ..."Ahhhh al concerto dei Metallica erano millemila in piùùùùùùùùùù".

Quindi?

Insomma, la musica ha senso di esistere perché capace di trasmette delle emozioni. E un concerto è l'alchimia che trasforma queste emozioni in attimi irripetibili. Vasco potrà anche non piacere, così come ci sono persone che reputano antipatico Gatto Panceri (come fai a dire che è antipatico?! È un cucciolone!!!), ma va bene così.

Un conto è la critica obiettiva. Un conto è quello che si presenta quasi come un giudizio "divino" da parte di altri sulla musica che ascolti. E questo equivale a classificare le emozioni delle persone.
E chi può permettersi di valutare un'emozione?
Le emozioni non si valutano. Non si discutono. Non si giudicano.

Si vivono, si lasciano vivere.
E basta.

Nicola Seppone




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