Spiagge libere vs spiagge in concessione: due pesi e due misure?



La stagione estiva è ai nastri di partenza e sui concessionari graveranno una serie oneri importanti, in buona parte difficili da ottemperare in modo impeccabile (pensiamo alla raccolta dati, alla continua sanificazione di bagni/spogliatoi ad ogni uso, di tutta l'attrezzatura utilizzata a fine giornata e poi ancora ai controlli del rispetto del distanziamento sociale). 

Che cos'è la raccolta dati? I concessionari devono far firmare un modulo a tutti i clienti (autocertificazione) e lo devono conservare per 14 giorni. Chi entra in una spiaggia in concessione, quindi, viene registrato (la misurazione delle temperatura non è obbligatoria, ma molti la predisporranno). E nelle libere? Potenzialmente, senza controlli, potrebbe entrare chiunque. In caso di focolaio, quindi, nelle spiagge in concessione "il tracciamento" degli ospiti sarebbe possibile, nelle libere (senza controlli) no.

Il problema è serio e le misure messe in campo per fronteggiare l’emergenza sanitaria non devono essere meno serie. Ma la regolamentazione delle spiagge libere è, ancora oggi, avvolta nel mistero. Mentre sappiamo, per esempio, che nelle spiagge i clienti potranno togliersi la mascherina solo ed esclusivamente quando si troveranno nella loro postazione, non sappiamo ancora chi vigilerà che lo stesso avvenga nelle spiagge libere (e non solo in quelle date in concessione). Tradotto: quando ci alziamo dalla postazione per andare a fare un tuffo, a buttare la rumenta o a portare i bambini in riva al mare a fare un castello di sabbia, dobbiamo indossare la mascherina. In quelle date in concessione, i controlli saranno - ovviamente - garantiti dal personale addetto. In quelle libere, invece, chi effettuerà questi controlli? 

A fronte di tot persone che rispetteranno le regole, ne avremo un altro tot incline a trasgredirle (“tanto chi ci controlla?”). Quindi se i concessionari saranno - di fatto -costretti a sanificare tutto dopo ogni uso, nelle spiagge libere sarà sufficiente un bel cartello con qualche raccomandazione (“mi raccomando, fate i bravi e rispettate le regole eh!”)? 

Tra l’altro gli ospiti delle spiagge libere che confinano con quelle date in concessione, devono anche rispettare un metro di distanza dalla staccionata che segnala il confine. Immaginate un bel weekend qualsiasi di luglio o agosto: pensate che tutti saranno pronti a rispettare le distanze di sicurezza oppure vi immaginate qualche discussione? Anche perché, per fortuna, le persone non sono tutte indisciplinate e quindi sarà facile trovare qualcuno che (giustamente) pretenderà il rispetto delle regole. 

Ricordiamoci, infine, che il bagnino deve fare il bagnino e non "l'assistente civico" o, peggio, il raccoglitore di mugugni delle spiagge libere (i cui clienti, giocoforza, troveranno come unico punto di riferimento quel tizio lassù, con la maglietta rossa, "chieda a lui"). E no.

Al momento, inoltre, si discute ancora sul discorso “passeggiate lungo la battigia”: saranno consentite ovunque e liberamente? E se no, chi sarà incaricato di verificare il distanziamento sociale dei clienti provenienti (faccio un esempio nei panni di un concessionario) da un’altra spiaggia? 

Le spiagge libere vanno regolamentate (nelle forme e nei modi adatti a quella realtà) proprio come quelle date in concessione. Non si possono predisporre due pesi e due misure per problemi identici e non si può lasciare tutto in balia del buon senso della gente, soprattutto in un momento di emergenza sanitaria come quello che stiamo vivendo.

Servono controlli quotidiani. 


Nicola Seppone

#ripartiAmoPietra




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