Liguri e turisti: una pazza storia d’amore

Ogni anno, in Liguria, c’è un tormentone che scala le classifiche estive lasciando le briciole al buon Alvaro Soler. La tipica accoglienza ligure apre le danze e - puntuale - dà il via ai vari stereotipi, come “a Torino costa meno”, “senza di noi morireste di fame” oppure “figa, ma ce la fate a sorridere?” e poi ancora “siete cari e non offrite nulla”. I liguri, ovviamente, rispondono per le rime, con tirate di belino che partono dai caselli autostradali e arrivano sino alla Mole, al Duomo e a quei tristissimi paesaggi avvolti nella nebbia da qualche parte…laggiù…chissà dove. Vabbè, in Lombardia. 

Piccola premessa dovuta, quest’ultima, per evidenziare come le prese in giro non siano mai a senso unico, ma sempre a doppio senso di marcia (i foresti miscredenti possono cliccare QUI per avere una prova di sfottò contro i liguri in salsa gianduiotto, nééé). La satira, poi, è una forma di espressione che non va spiegata. Va criticata, nel bene o nel male, certo. Ma mai spiegata. La satira scatena reazioni e fa sempre arrabbiare qualcuno (al contrario non sarebbe satira). La satira genera discussioni, a volte anche aspre. La satira non ti lascia mai come ti trova. 

Ogni anno, quindi, partono le consolidate schermaglie tra turisti e liguri. Un triangolo commerciale, quello MI-TO-GE (detto anche MI-TO- RI, dove “RI” sta per riviera), diventato negli anni il palcoscenico di una tormentata storia d’amore. Da una parte i liguri, adagiati su un fazzoletto di terra ricco di bellezze e di tradizioni gelosamente custodite (spesso, invero, poco valorizzate), dall’altra parte i vacanzieri - storici e novizi - che, con poche ore di macchina, possono raggiungere il mare, le spiagge e, per i più fortunati, i bagni dei bar liguri. Piaccia o non piaccia, quella tra i liguri e i turisti è una delle storie d’amore più pazze del nostro bel paese. 

Voi avete bisogno di noi. 
Noi abbiamo bisogno di voi. 

Si dice così, non è vero?
Ma è davvero questa la verità (oggi)?

Difficile dare una risposta senza timore di essere smentiti in qualche modo (provateci). Il mondo è cambiato e sta cambiando proprio mentre sto scrivendo. Oggi, con 50 euro, un giovane universitario lombardo/piemontese prenota un volo, si catapulta dall’altra parte dell’Europa e…voilà, la vacanza è servita. Lo stesso giovane universitario, sempre oggi, prende la macchina, affronta i peggio viaggi autostradali, paga in comode rate mensili benzina e pedaggio, va in albergo (o in un appartamento), affitta un ombrellone, una sdraio e un lettino (per i più ricchi c’è anche la cabina), si spacca di creme solari e si mummifica per qualche ora sotto il sole per alcuni giorni (solitamente ven-sab-metà dom). Alla sera, poi, esce, fa una passeggiata sul lungomare, prende un gelato e se becca la serata fortunata (è una roba tipo gratta&vinci) si imbatte in qualche evento per le vie del centro. Poi a nanna. Il giorno seguente sarà uguale a quello precedente. 

Se eliminiamo mentalmente gli imprenditori “pecore nere”, quelli che offrono ai loro clienti servizi su servizi (e guardate che ci sono), i "foresti" si ritrovano a fare i conti con una discutibile offerta turistica. Vi faccio alcuni esempi, tra i più stupidi del mondo. Quanti stabilimenti balneari offrono (nel senso che non fanno pagare) ai propri clienti attività extra, come, per esempio, giornate di acquagym, mini-cocktail o fette di anguria servite sotto agli ombrelloni oppure attività per i più piccoli, come una banalissima caccia al tesoro? Pochi. Pochissimi. Quanti Comuni, oltre ai classici eventi calendarizzati, offrono serate di intrattenimento low-cost, come semplici serate musicali, tipo karaoke? Pochi. Pochissimi. Quanti commercianti rivieraschi rivolgono un gentile saluto di benvenuto, e magari anche un mezzo sorriso (non una leccata di culo), ai clienti che varcano la soglia del locale? Pochi. Pochissimi. Qualcuno dice “se non sai sorridere, non aprire un’attività”. 

Belin.

Tolto durante i classici periodi stagionali di picco, i turisti che scelgono la Liguria come meta per le loro vacanze sono sempre meno (lo dicono i dati, non il sottoscritto). Le cause sono molteplici e tra queste c’è sicuramente anche quel biglietto aereo da 50 euro. Qui ce la cantiamo e ce la suoniamo per UN weekend che ha fatto registrare il pieno di presenze, poi però dobbiamo fare i conti con un’economia che deve reggere e dare da mangiare a delle famiglie per 365 giorni l’anno. Altro che UN weekend. La “legge del triangolo”, tuttavia, continua a strizzare l’occhio alla riviera ligure e, km alla mano, la Liguria - nonostante tutto - tiene ancora botta. E questo nonostante i tanti “prenditori” (più che imprenditori), che, diciamocelo, esistono in Liguria così come in altre regioni. Tasse? Tante e (in teoria) per tutti. Indubbiamente. Ma non venitemi a dire che non arrivate a fine mese se, ogni tanto, offrite una fetta di anguria ai vostri clienti. Insomma, ci siamo capiti.

La qualità del turismo in riviera è direttamente proporzionale al livello della nostra offerta turistica. That’s it (cit.). Siamo noi a modellare i nostri visitatori. Come li vogliamo? Giovani? Anziani? Ricchi? Poveri? #Cagacazzo? Tutto dipende da noi. Non si possono proprio leggere i commenti di alcuni commercianti che si lamentano  di chi “offende” e fa satira sui turisti. Belin, sono proprio alcuni commercianti (alcuni, NON tutti), con la loro spiccata attitudine all’’antiturismo, ad offendere (e questa volta per davvero) i loro stessi clienti, che magari vengono in vacanza qui e si aspettano di trovare un certo tipo di servizio (a volte, molto semplicemente, le basi).

Sono certo che questo post, a differenza dei meme satirici, verrà visto da pochi e di certo non scatenerà le reazioni provocate da alcune vignette che prendono simpaticamente di mira alcuni stereotipi. Ovvio, belin, non ho preso in giro nessun turista. La nostra offerta turistica ha ampi margini di miglioramento. E, come detto, più sale il livello della nostra offerta, meno avremo da lamentarci sulla qualità dei nostri turisti. Che ci prendono in giro anche loro, che non si devono offendere quando lo facciamo (con simpatia) anche noi e con i quali, infine, abbiamo creato questa irresistibile siitcom tutta da ridere (perché va presa con questo spirito).

Perché a noi liguri piace mugugnare, è vero. Ma vi svelo un segreto…

…ci piace anche ridere.

P.S.c.n.c.u.b.s. (post scriptum che non c’entra un belino secco) - dove li volevano mettere tutti i partecipanti del Jova Beach Party di Albenga? Ma soprattutto, perché non si organizza un Bruce Springsteen #fallounpo’dovecazzovuoi party?

Nicola Seppone

Rappresentazione (REGIA: non è una rappresentazione, è proprio lui, belin IO: ah ecco, scusa), ehm, scusate, foto di un tipico commerciante ligure con la chiave del bagno in mano, pronto a consegnarla a un turista

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