Caro Presidente, questo non ce lo doveva fare...

È davvero impossibile, anche sforzandosi, non rimanere di stucco di fronte alla scelta del Presidente Mattarella di non conferire l'incarico al premier in pectore (indicato da Lega e M5S) Conte. Il "casus belli" va ricercato nella figura del ministro dell'economia proposto dai due partiti sopra citati, ovvero Savona, sul quale il Presidente della Repubblica ha di fatto posto un vero e proprio veto.

Questo atto avrà delle ripercussioni notevoli (in un modo o nell'altro) sulla credibilità che i cittadini ripongono nel sistema politico/democratico. Una credibilità già minata fortemente in passato, ricostruita lentamente (e non senza fatica) grazie al contributo di due partiti (Lega e 5stelle) che in questi ultimi anni hanno avuto il merito - indiscutibile - di aver fatto riavvicinare le persone alla politica e, in generale, hanno arginato una deriva pericolosa rappresentata dalla rabbia popolare e l'hanno circoscritta all'interno di un perimetro democratico.

Porre il veto sul nome di Savona, economista preparato, stimato, che ha, ancora recentemente, dichiarato di voler restare nell'UE ma in una UE diversa da quella attuale, è la goccia che farà traboccare il vaso. Perché per quanto l'atto di Mattarella vada circoscritto all'interno delle sue legittime funzioni istituzionali, agli occhi della popolazione questo è e resterà come un atto contrario alla volontà e alla maggioranza espressa durante le votazioni (dove il popolo esprime la sua sovranità). Mattarella, in altre parole, non ha potuto accettare il nome di Savona perché quel nome non era gradito a qualcun altro. Ed è forse questo il punto più delicato e clamoroso di tutta questa vicenda: non è possibile accettare questa subordinazione del Presidente della Repubblica a logiche evidentemente di carattere economico e di natura sovranazionale.

Il risultato di questo gesto non farà altro che inasprire il rapporto già incrinato tra istituzioni e fiducia popolare. Non sono d'accordo con il vociferato impeachment nei confronti di Mattarella ma l'odio che ora si scatenerà contro di lui, una figura garantista quale è (e dovrebbe sempre essere) il Presidente della Repubblica, sarà inevitabile e ciò, per qualsiasi democrazia, rappresenta comunque una sconfitta. Mattarella lo sa: con questa operazione si arriverà a nuove elezioni che, molto probabilmente, rappresenteranno l'apice della rabbia popolare e il fondo per una democrazia rappresentativa come la nostra.

Nicola Seppone


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