La mia pagella post-elettorale

Urne chiuse, risultati usciti e...governo da fare. Proviamo a dare qualche voto.

SALVINI: VOTO 10
È in campagna elettorale da almeno 3 anni, ha girato più città di Alberto Angela, ha capito di essere l'unica alternativa a Berlusconi nel CDX e, spostandosi da nord a sud, si prepara a prendere in mano il timone della coalizione per traghettare la "destra" nel post-berlusconismo (questa volta sì, davvero all'orizzonte). Parla un linguaggio diretto, scorretto ed efficace, andando a toccare le corde più sensibili della società. Vuole distanziarsi da Berlusconi ma, allo stesso tempo, ne ha preso le qualità (politicamente) migliori: incassa i colpi e gli insulti e li trasforma nelle migliori armi contro i concorrenti. #FURBO.

DI MAIO: VOTO 9
Dopo una serie di attentanti, infilati uno dietro l'altro, alla lingua italiana, cresce di giorno in giorno e si dimostra vero leader: non solo perché schifosamente telegenico, ma anche perché capace di trasmettere quella sensazione di "profilo istituzionale", tanto cara alla figura di un ipotetico premier. E alla fine, dopo le tante mosse politicamente scorrette volte a denigrare il movimento, il famoso "boomerang" da lui evocato è davvero tornato indietro facendo una strage di avversari. È giovanissimo ed è stato catapultato in una realtà fatta di intrighi, cospirazioni e giochi di potere: sembra aver già fatto suo il "giochino" e, insieme a Salvini, ha già il merito di far respirare al paese aria nuova. #MATURANDO

BERLUSCONI: VOTO 8
Senza di lui, senza la sua (ennesima) discesa in campo, il CDX, oggi, non potrebbe minimamente ambire a governare. Navigando (a vista) oltre gli 80, nonostante tutto e tutti si butta nell'arena come un leone: lo smalto non è più quello di una volta ma la lucidità e la capacità di controbattere, colpo su colpo, sono davvero sbalorditive. È l'unico leader mondiale che può vantare un consenso così duraturo ("stai calmo cribbio, non dicevo duro a te!") nel tempo, sembra inesauribile e, a differenza di molti altri leader (Bersani, Veltroni, tanto per citarne due) è sempre riuscito a risorgere dalle sconfitte e (soprattutto) ha l'intelligenza politica di lasciare in eredità una #coalizione, garantendo in questo modo il futuro del suo partito (cosa assolutamente non riuscita/pensata dalla sinistra italiana). #GENIALE
MELONI: VOTO 7 E MEZZO
Zitta zitta, quatta quatta, si è portata a casa il suo risultato ed è sempre lì: piccola piccola, silenziosamente decisiva. Porta avanti le sue battaglie con forza e orgoglio, in un mondo politico fatto di leader maschili. Si porta sul groppone l'eredità di un partito con una storia importante, le sue posizioni sono chiare, inequivocabili, eppure, la sensazione è sempre quella della mancanza di quel quid in più in grado di farle fare il salto di qualità. #BATTAGLIERA

BOLDRINI: VOTO 6
Insieme a Grasso, fonda una nuova realtà politica kamikaze per distruggere definitivamente (l'uomo politico)Matteo Renzi. Così facendo, però, perde completamente di vista l'obiettivo primario: salvare, in qualche modo, quel che resta della sinistra italiana. Porta avanti battaglie difficili e in netta controtendenza con la pancia del paese. La sua storia politica, tuttavia, parla chiaro e non stupiscono le posizioni in difesa delle politiche a favore degli immigrati. Criticabile ma coerente, quindi. La proposta di Liberi e Uguali non solo non viene capita, ma viene addirittura disprezzata dagli elettori che, piuttosto, guardano al M5S o Salvini. #ILLUSA

GRASSO: VOTO 5
Dopo una brillante carriera come procuratore nazionale antimafia, si butta in politica, diventa presidente del Senato (e fin lì, ok) e si lascia coinvolgere, addirittura come protagonista, nel progetto politico (suicida) di Liberi e Uguali (why, Peter?). Animato dallo stesso carisma di un forchetta, conduce una campagna elettorale piatta, inevitabilmente vuota di contenuti, tanto da non essere assolutamente capita dagli elettori (appena il 3,4 %). Più che da leader, il suo è un profilo istituzionale che mal si addice a ruoli da frontman di partito. #INADATTO

RENZI: 0
Dal 40% delle europee al 19% dell'ultima tornata elettorale. Era riuscito in una scalata al potere della sinistra, sino a quel momento, a dir poco impensabile. Aveva in mano tutto e (potrà anche non piacere ma) ha le capacità politiche da leader, compresa l'arroganza. Quest'ultima, però, è sconfinata oltre il limite di tollerabilità, non solo per gli elettori ma anche per gli stessi uomini del suo partito. Un'arroganza politica che ha contribuito, in maniera determinante, a farlo fuori. Renzi è una delle tante vittime del suo stesso modo di fare. Gioca d'azzardo con il referendum, annunciando l'uscita di scena dalla politica in caso di sconfitta. Non mantiene la parola, si ripresenta alla segreteria del partito, conduce una campagna elettorale già scritta e, come colpo di coda, annuncia nuove dimissioni (senza darle). Apprezza Obama. Eppure dovrebbe sapere che, da quelle parti, le dimissioni non si annunciano. Si danno. #ARROGANTE

PIER FERDI CASINI: VOTO 11
Avvistato nella notte nel centro di Bologna con "Eh già" di Vasco nelle cuffie e con la maglia di Totti "Vi ho purgato ancora", Pier Ferdi è di nuovo in Parlamento. Non puoi manco dire è lì da quando aveva i capelli castani. No. Perché quei cazzo di capelli sono sempre stati bianchi. E non mettetemi foto vecchie, tanto sono photoshoppate e non ci credo. #SUCATE


Nicola Seppone


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